La Semantica in Google è una realtà, algoritmi di qua algoritmi di la ma in fin dei conti cosa cambia per chi produce contenuti per il proprio sito web? Ora ve lo spiego.

Perchè Google ora utilizza algoritmi semantici

Il problema principale di Google è sempre e soltanto uno, garantire la qualità dei risultati di ricerca per mantenere uno standard alto e la propria credibilità come motore di ricerca.

In passato era possibile alterare la percezione di Google semplicemente manipolando la keyword density dei propri articoli forzando quindi l’algoritmo a credere che i contenuti fossero rilevanti e ricchi di informazioni a riguardo. Questo modello era troppo semplice da manipolare e Google aveva bisogno di qualcosa che fosse in grado di capire se lo spammer di turno lo stesse prendendo in giro con qualche tecnica di writing spinto.

Il primo passo di Google per non farsi fregare troppo facilmente è stato quello di introdurre Google Panda, un algoritmo in grado di misurare il “livello di spam” di una pagina web. L’algoritmo di Panda funziona allo stesso modo di quelli dei server di posta con algoritmo Bayesiano per l’individuazione di email di spam, nulla di estremamente complesso (facile a dirsi) ma che garantiva una prima scrematura di risultati poco meritevoli.

Il perchè del cambio di rotta di Google verso gli algoritmi semantici lo si può capire solo ponendosi una semplice domanda:

Google : “Come faccio ad essere certo che un documento che utilizzi al 4% una determinata parola chiave non contenga, nel restante 96%, un mucchio di cavolate irrilevanti?”

Ecco che nasce l’esigenza di un sistema più complesso in grado di utilizzare quel 96% di informazioni, che prima erano irrilevanti, come garanzia che quel 4% di keyword sia realmente sensato.

Con gli algoritmi semantici Google è in grado di lavorare non solo sulla parola chiave ma anche sull’insieme di concetti (Topic) che rappresentano l’argomento (inteso come keyword). Gli algoritmi semantici generano quindi uno score per ogni documento indicando quanto sia rilevante per una determinata parola chiave in base a quanto siano a tema i concetti correlati che compongono il documento in toto.

In conclusione, Google utilizza gli algoritmi semantici per essere certi che non si stiano utilizzando dei testi di scarsa qualità dove per scarsa qualità si intende:

  • Ripetizione forzata ed innaturale delle keyword
  • Contenuti troppo brevi rispetto alla media sullo stesso argomento
  • Contenenti contenuti poveri di Topic rilevanti
  • Contenuti palesemente scritti da chi non conosce l’argomento

Cosa cambia per i copywriter con la semantica

Assolutamente nulla se scrivete in maniera naturale, approfondita ed esaustiva.

Il vero problema sarà (ed è) di chi:

  • Chi fa scrivere contenuti a copywriter esterni per pochi euro ad articolo
  • Chi utilizza traduzioni automatiche per i propri testi
  • Chi scrive i soliti articoletti standard da 300-400 parole
  • Chi scrive senza conoscere l’argomento di cui sta parlando
  • Chi scrive ottimizzato SEO (o almeno crede di farlo perchè così è stato negli ultimi 3 anni)

Quanto è importante la semantica nella SEO

Posso essere schietto? Posso essere leggermente volgarino? Non ce ne può fregare un cavolo della semantica.
I SEO, i Copywriter e tutti gli addetti ai lavori dovranno solo fare una cosa, alzare la qualità di ciò che producono perchè Google prova in ogni modo a misurarla e quando è palesemente assente o scarsa non si otterranno mai e poi mai risultati, è invece importante trattare a fondo gli argomenti per ottenere visite grazie al concetto di serendipità nella search moderna.

La semantica è un problema di Google non dei SEO, se ne parla tanto in giro perchè è una novità ma detto in parole povere è una vera cavolata, non è nient’altro che un modo per Google per garantirsi di non farsi prendere in giro da chi utilizza trucchetti Black Hat, chi lavora in maniera normale può continuare a farlo anche ignorando totalmente che dall’altra parte Google utilizzi LSI, LSA o Alibabà