Ieri mi sono imbattuto in una discussione su twitter aperta in seguito alla pubblicazione di un’intervista a mia moglie pubblicata su un famoso giornale online.

La discussione girava tutta intorno al titolo dell’articolo in quanto affermava che Misya fosse la food blogger più seguita d’Italia.

Le “seguaci” di altre foodblogger affermavano che invece ce ne fossero almeno un paio più seguite ma la cosa non mi tornava neanche un po’ in quanto nelle classifiche dei siti web più visitati e popolari loro non erano neanche elencate.

Dopo un po’ di riflessione ho capito che le loro sostenitrici lo affermavano perché avevano un punto di vista diverso del concetto di “essere seguiti” loro si attenevano solo ed esclusivamente alla loro visibilità social su twitter ed altri social network.

Questa riflessione mi ha fatto capire quale sia la sostanziale differenza tra la visibilità organica e la visibilità sui social network.

Quando sei visibile sui motori di ricerca vieni trovato e/o direttamente cercato da chi è realmente interessato a ciò che fai.
Quando invece segui qualcuno su twitter sei più interessato alla persona stessa ed alla sua opinione, è qualcosa di più morboso ed al contempo passivo perché ricevi notifiche anche di cose di cui non te ne può fregare di meno.

Chi è famoso sui social ha il potere di comunicare ciò che vuole a chi, quel giorno, ha avuto voglia di cliccare il tasto “segui”.
Chi è famoso sul web ha invece il potere “dell’avere le risposte giuste” per cui sarà una fonte affidabile e credibile nel proprio settore a prescindere dalle mode e da influenze esterne.

Chiusa questa parentesi, senza pendere da un lato o dall’altro, giungo alla conclusione che per ottenere la visibilità online ci siano numerose strade ed ognuna ha i suoi vantaggi.
I contro è inutile elencarli sono quasi sempre gli stessi, l’invidia, la diffamazione ecc… Ma non ci interessa.

Volendo prendere il mio settore di riferimento, quello della SEO ed i motori di ricerca in genere, vi elenco alcuni modi per ottenere visibilità online, vi anticipo che io non ne ho scelto nessuno perché non ho tempo a disposizione per me, mi dedico maggiormente alla SEO Cube .

1. Personal Branding
2. Content Marketing
3. Posizionamento organico
4. Social media marketing

Tutti i SEO che conosco, me compreso, sventolano i propri successi per far sapere di essere bravi. Pochi sventolano i propri fallimenti (io lo faccio) proprio per non ledere al proprio personal brand.
Io preferisco parlare dei progetti che non sono andati a buon fine argomentandone le cause, serve a crescere e a capire la tipologia di cliente con cui è meglio non lavorare.

Per promuoversi come brand personale bisogna trovare il proprio “unique point of sale” ossia quel qualcosa che ti contraddistingue ed ostentarne il potenziale all’infinito, anche se poi magari tanto valore non ce l’ha, ma almeno saprai che se a qualcuno piacerà, saprà che dovrà rivolgersi a te.

Il mio “unique point of sale”? A mio avviso la visione di insieme (come Neo quando vede il mondo come una sequenza di numeri in Matrix) e la capacità di intervenire su qualsiasi aspetto dalla programmazione al SEM all’analisi semantica (con i software da me sviluppati) e la grafica.

Per fare personal branding è anche necessario sfociare nel punto 2, il content marketing.
Nulla è più virale, condiviso, linkato ed autorevole di un articolo ben fatto su un argomento specifico.
È inutile essere dei regolari publisher di carta straccia.
Fare content marketing non è il mio mestiere ma ne “annuso” le potenzialità.
Mi è capitato, un paio di volte, di pubblicare dei miei articoli, frutto di un lungo studio, su blog di amici molto seguiti ed ho ottenuto migliaia di visite e decine di richieste di preventivo.
L’ultimo articolo che ho pubblicato sul blog di Davide Pozzi (tagliaerbe) mi ha portato 150 iscrizioni alla mailing list di SEO Zoom.

Il posizionamento organico è quello in cui sono più bravo e che mi da maggiori soddisfazioni ma nell’ultimo anno ho realizzato che va integrato con altre attività fondamentali tra cui,ancora una volta, il content marketing.
Google capisce, grazie alla semantica, se un testo è a tema e se vale qualcosa ma il suo valore reale lo può pesare solo incrociando i dati del social graph, del link graph, engagement graph, knowledge graph. Manipolarli tutti è impossibile, c’è solo un modo per farlo, creare un contenuto meraviglioso che venga condiviso, linkato, discusso sul web per la sua qualità.

Infine il social media marketing, anche questo non è il mio settore ma ne apprezzo le potenzialità proprio per quanto ho detto nel punto precedente.
Immaginate di avere il potenziale per:

1. Creare un contenuto 10 e lode
2. Avere i follower adatti che ve lo sparino ovunque nel web
3. Proprietari di siti web a tema che ne parlino e vi linkino
4. Un team social che identifichi i “luoghi” dove ricondividere
5. Un seo team che lo posizioni per tutte le ricerche correlate

Ecco come si arriva al successo online, tutto nasce dalla produzione di un “prodotto” di qualità che possa meritare il successo, se non ce l’hai tutte le attività saranno vane, qualsiasi esse siano.