Come in molti sapranno è possibile collegare il proprio profilo Google+ ai siti web su cui si pubblicano degli articoli in modo da informare Google su chi ne sia l’autore. Sul web quando nasce un nuovo servizio è buona usanza offrirlo in test a titolo gratuito, attendere che diventi indispensabile per l’utilizzatore e quando ne sarà diventato dipendente BOOM! Ecco la proposta economica o di membership annuale o comunque il cambiamento delle politiche di utilizzo.
Vi domanderete cosa centri questo con l’Author Rank e l’authorship in genere, non preoccupatevi ci arrivo, la premessa era doverosa.

Come nasce il concetto di Authorship

Chi non è del settore SEO vede Google come la grande divinità da ripettare ed a cui sottomettersi ma chi ogni giorno, come me e tanti altri, c’è dentro fino al collo sa benissimo che in realtà Google è molto fragile, è sempre possibile prenderlo “in giro” e convincerlo a scegliere un risultato di ricerca che magari non è veramente il top. Per chiarire il mio punto di vista riguardo la “fragilità” di Google vi elenco alcune scelte algoritmiche “paracule” per evitare in modo facile di fare la scelta errata quando viene creata una SERP (Search Engine Result Page).

  1. Domain Authority
    Google mostra sempre in prima pagina domini di cui si fida, anche se i contenuti specifici a volte sono veramente poco utili
    Paraculata n.1 : Mostro quello di cui mi fido perchè, anche se magari a volte non sarà il top sono almeno sicuro che non sarà proprio una schifezza o Spam
  2. Page Rank
    Google ha bisogno di sapere cosa pensi la gente dei siti web. Ne ha bisogno perchè vuole essere aiutato, non vuole scegliere da solo, ha paura di sbagliare decisione quindi si affida ai “voti” degli altri per farsi influenzare nella scelta. Il Page Rank indica la qualità e la quantità di voti ricevuti dal sito
    Paraculata n.1 : Se devo scegliere tra due siti che sono alla pari, scelgo quello che ha il profilo backlink migliore, se ne parlano bene sarà vero.
  3. Social Signals
    Google utilizza il Social Hub per sapere quante persone parlino di un sito web e suppongo che utilizzi algoritmi di sentiment detection per capire se la gente ne parli bene o male.
    Paraculata n.3 : Ancora una volta preferisco farmi condizionare da quello che dice la gente, se piace a tutti perchè non dovrebbe piacere a me

Improvvisamente si accende la lampadina nella mente degli ingegnieri di Google: “E se riuscissimo a capire CHI scrive queste pagine? Magari sarebbe ancora più facile. Se la gente parla bene dell’autore, se ha molti amici nel settore, se molti lo seguono probabilmente non scriverà delle cavolate, potrebbe essere molto comodo per noi perchè potremmo scegliere i suoi siti e metterli in alto nelle SERP senza tanti controlli lunghi e dispendiosi.
Ecco come nasce l’idea di Authorship, un metodo semplice per capire cosa pensi la gente di chi scrive le pagine che Google deve scegliere come risultati di ricerca, un fattore preferenziale per la scelta delle pagine di risultato.

Chi aveva diritto all’authorship

Ovviamente Google, in fase iniziale, ha aperto la possibilità a tutti! Chiunque poteva creare il suo profilo su Google Plus e collegarlo, con un link contributor, a tutti i siti web su cui scriveva. Questo è il concetto che esprimevo all’inizio del post, pur di far diffondere i markup per l’authorship non sono state fatte distinzioni, tutti uguali, tutti belli, tutti visibili con la propria fotina.

Ma ora? Le cose stanno cambiando, l’Authorship viene misurata attentamente, e questo già lo sapevamo, e viene valutata in maniera congiunta con altri parametri come la Domain Authority e PageRank (come ho scritto nel mio articolo precedente, è nuovamente rinato).

Quando viene mostrata l’Authorship nelle SERP

Fino ad oggi i dati sull’autore erano visibili per tutti ma nei mesi scorsi molti avranno notato la visualizzazione ad intermittenza. A volte c’era a volte no ed in alcuni casi è completamente scomparsa.

In pratica vi dico cosa sta accadendo. Ultimamente (forse a Novembre se non erro) ad una conferenza Matt Cutts ha affeermato che nei progetti di Google c’era una riduzione del 15% della visibilità delle info sull’autore nelle SERP. La motivazione, per Matt, era esclusivamente legata alla qualità delle SERP.

In pratica ha annunciato che l’Authorship, che rimane comunque un diritto dell’autore, è ora valutata attentamente e se non si è abbastanza autorevoli i dati vengono completamente oscurati.

Su google.com questi cambiamenti sono già visibili e la visualizzazione dell’authorship è stata già suddivisa in tre livelli evidenti:

  1. Authorship completa
    Quando l’autore è autorevole e lo è anche il sito web su cui si sta pubblicando.
  2. Authorship ridotta
    Viene visualizzato solo il nome dell’autore senza la foto, prevalentemente quando nella SERP page è già presente un altro risultato dello stesso autore ed è mostrato con foto ma ora questo modello viene utilizzato anche quando l’autore scrive magari su siti poco autorevoli.
  3. Authorship occultata
    Nessuna info sull’autore perchè ha pubblicato su siti di spam a proprio nome oppure ha abusato dei markup  non attenendosi alle regole di Google

Nulla di certo o definitivo, queste informazioni sono frutto di osservazioni di vari esperti e le ho notate anche io in Italia già da novembre.

Authorship come fattore importante per il posizionamento

Ora che il PageRank sembra essere ritornato e che l’authorship sembra sia nella fase finale di testing di Google sono certo che si inizieranno a vedere sempre le stesse facce in ogni settore. L’authorship a mio avviso sarà uno dei fattori determinanti per il posizionamento su Google e sinceramente non è neanche male come idea.

Per un consiglio SEO di chi vi fideresete di più? Di un autore autorevole oppure dell’ultimo arrivato? Ben venga l’authorship ma come per qualsiasi cosa che sia misurata da un software potrebbe esserci l’Hack e Google potrebbe essere costretto ad inventare qualche nuovo animale in bianco e nero per beccare gli autori che provano a falsare la propria authority.